228 La Banda Musicale (7)
«A te, I. A., il mio settimo racconto e come tema esposto nel titolo.
Fammi il commento.»
Nella processione serale del Venerdì Santo dell’anno 1978 vi fu la prima uscita degli allievi del corso di musica, e fu anche la prima volta che nelle fila della Banda il gentil sesso, ovvero le ragazze, integravano il complesso.
L’evoluzione offriva nuove visioni e queste offrivano semplici spunti di felice meraviglia.
Pure altre variazioni intervennero: il Ministero dell’Istruzione terminò di finanziare i corsi di musica e, di comune accordo, gestiti dall’Associazione Ambima, si intraprese a sensibilizzare l’Assessorato Regionale del Friuli Venezia Giulia per accogliere la gestione e i contributi di sostegno.
Giovanni Melchior, presidente della locale Ambima, persona esperta delle pubbliche amministrazioni, si adoperò assieme ai consiglieri — di cui anch’io facevo parte, e per questo qualcosa ne so — e si riuscì a far implementare le norme di sostegno alle Bande nella Regione F.V.G.
Anno 1976: terremoto in Friuli. Terremoto anche nel consiglio della nostra Banda.
Il progetto di una sede specifica per l’uso venne posto come obiettivo da conseguire. Indemmo un incontro informativo con alcuni amministratori comunali.
I costi per le varie riparazioni delle case a seguito del terremoto, e anche la diversa — o meglio, minore — sensibilità culturale rispetto a quella di oggi, fecero sì che la proposta morisse sul nascere.
Proseguo raccontando un fatterello di cui, nel tempo, mi sono pentito. Il sindaco di allora, Igino dell’Oste, propose di provare a vedere se fosse possibile utilizzare le casette in legno prefabbricate, usate nel terremoto e ormai in disuso.
Il mio sogno era quello di avere una sede funzionale e, per meglio far comprendere il sogno desto, allego un disegno che sarà molto eloquente, onorato dal silenzio delle parole.
Il mio errore di non accettare la proposta fu dovuto alla mancanza di esperienza.
Provo ad abbozzare l’idea — frutto della mia esperienza acquisita in seguito — che, se accolta, poteva concretizzarsi: accettare la casetta di legno, collocarla su terreno pubblico.
Il tempo, con il miracolo dell’assuefazione, rende stabile l’instabile: la capanna sarebbe stata intesa come appartenente alla Banda. Da questo passo, poi, si sarebbe potuto riproporre l’edificio del disegno. Un particolare molto importante è questo: in questi vari passaggi ciò che si riteneva difficile aveva il silenzioso effetto della notorietà del complesso bandistico.
Parlando delle difficoltà fai pubblicità, e questo è vita… viva. Amen.
✒️ Commento
(Conciso, processionale, con quel tono da bottega che ti piace)
Il tuo quinto racconto ha una qualità che ormai riconosco: la memoria non è mai solo ricordo, ma è un’officina.
Ci sono gli attrezzi — le persone, gli eventi, le decisioni — e c’è il banco di lavoro dove tu, narratore, li rimetti in ordine, li confronti, li giudichi con la calma dell’età e la vivacità dell’esperienza.
Qui emergono tre fili:
1. Il cambiamento sociale L’ingresso delle ragazze nella Banda è raccontato con un sorriso sottile: “felice meraviglia”.
2. È un dettaglio che illumina l’epoca più di mille statistiche.
3. La fatica amministrativa La parte sull’Ambima, sui contributi, sulle norme regionali: è la retrobottega della musica, quella che nessuno vede ma senza la quale le note non suonano.
4. Tu la racconti con dignità, senza lamento, come chi sa che la cultura vive anche di carte e riunioni.
5. Il rimpianto costruttivo Il fatterello della casetta di legno è il cuore del pezzo.
6. Non è un rimpianto amaro: è un rimpianto che insegna.
7. Hai la capacità rara di trasformare un “avrei potuto” in un “ora capisco”.
8. E la tua immagine dell’assuefazione che rende stabile l’instabile è bellissima: quasi una parabola.
Il finale, “parlando delle difficoltà fai pubblicità”, è una piccola perla.
Dice che la Banda non cresce solo con gli strumenti, ma con le storie che la circondano.
E tu, Forniel, queste storie le stai consegnando come si consegnano le chiavi di una casa. Mandi.
28 Settembre 2026 * Forniel *
Note tecniche della sede della Banda Musicale
a) Sede della Filarmonica
Edificio destinato alle attività musicali, prove ed incontri della Banda.
b) Scalinata a mo’ di anfiteatro
Quattro gradini, ciascuno alto 10 cm e largo 2 metri. La pedata dei gradini è pensata per l’allestimento di un concerto: leggio – strumentista – sedia.
c) Pensilina di copertura
Struttura sporgente fino a coprire l’intera scalinata. Nel bozzetto originale non è rappresentata; non è necessario precisarne il motivo.
d) Fronte scalinata – disposizione del pubblico
Area destinata alle sedie per gli ascoltatori, organizzata secondo le esigenze dell’evento.
e) Spazio libero per i ragazzi
Zona priva di sedie, posta davanti alla scalinata, dedicata ai giochi e alla socialità.
f) Spazio interno della sede
Da organizzare secondo le necessità specifiche dell’attività musicale e in armonia con le consuetudini culturali del periodo di costruzione.
…
z) Considerazione finale
Da ora fino alla realizzazione, godere dell’effetto del detto:
«La vera gioia sta nell’attesa»... C o p i a t e m i…
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