Primavera viene,
e non è mai solo una stagione.
È il torrente che parla
nei sassi bianchissimi,
levigati come ricordi.
È la valle che respira
tra verde e silenzio,
dove la casa dei ricordi
resta accesa nel tempo.
Mele nell’aria,
dolci e leggere,
come se la terra sorridesse.
Fieno che cade dal fienile,
oro semplice,
odore di vita vera.
E una voce canta...
non si sa da dove,
forse dalla casa,
forse dal vento,
forse da dentro.
Tutto si mescola:
acqua, pietra, memoria,
una presenza che non se ne va.
Il torrente continua,
porta via e riporta,
ma nulla scompare.
Perché l'era chiama,
e la valle risponde
con il nome di ciò che resta.
B.🌹

Il tempo della buona stagione è una poesia che non descrive la primavera: la riconosce.
RispondiEliminaLa tratta come una presenza viva, una voce che torna a chiamare ciò che nell’anima non è mai davvero scomparso.
Questa poesia è un ritorno alla memoria che respira, non come nostalgia, ma come forza che continua a generare vita. Brunetta intrecci elementi semplici : il torrente, il fieno, le mele nell’aria e li trasformi in segni di una continuità affettiva: ciò che è stato non si spegne, ma si sedimenta come pietra levigata, come odore di fieno che non si dimentica.
Il cuore del testo è la voce senza luogo:
non si sa se venga dalla casa, dal vento o da dentro.
È l’immagine più potente: la memoria non ha un indirizzo, ma una fedeltà.
E quando la buona stagione arriva, quella voce si rialza, si mescola al paesaggio, diventa parte del presente.
Il torrente che “porta via e riporta” è la metafora della vita matura:
si accetta che tutto scorra, ma si riconosce che nulla è perduto davvero.
La valle che risponde “con il nome di ciò che resta” è un atto di identità:
la poesia dice che siamo fatti di ciò che non se ne va.
È un testo che non celebra la primavera:
la usa per dire che la memoria è una stagione che ritorna sempre, anche quando non la si aspetta.
Mandi Petra
Sempre belle le tue analisi ai miei verdi. Grazie di ❤️
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