martedì 26 maggio 2026

Effimero




E poi c'è chi

non guarda  più il mare:

lo raccoglie 

Ne trattiene una superficie lucida,

un riflesso addomesticato dentro uno schermo,

come se la vita,

per essere vera,

avesse bisogno di essere salvata altrove.

E allora fiori, cieli, animali, tramonti,

volti incontrati per un istante,

diventano trofei silenziosi

di una fame che non sa più contemplare.

Il dolore è quell’urgenza inquieta

di possedere ogni cosa con gli occhi

senza mai abitarla davvero con l’anima.

E la mano alza la lente

prima ancora che il cuore abbia sentito.

E così il mondo viene attraversato

ma non accolto.

Forse è paura dell’effimero.

Forse il bisogno infantile

di dire: “io ero qui”,

“questo mi appartiene”,

“non lasciatemi dimenticare”.

Ma certe cose chiedono soltanto presenza.

Il mare non domanda di essere catturato.

Il cielo non desidera testimoni.

Un animale che passa nel silenzio

è già completo nel suo apparire e svanire.

E allora resta una nostalgia sottile

per uno sguardo più maturo,

capace di fermarsi senza afferrare,

di amare senza accumulare,

di vedere senza consumare.

Forse la vera memoria

non è quella custodita nelle gallerie infinite,

ma quella che cambia lentamente il respiro

di chi ha saputo semplicemente guardare.

B.🌹

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