E poi c'è chi
non guarda più il mare:
lo raccoglie
Ne trattiene una superficie lucida,
un riflesso addomesticato dentro uno schermo,
come se la vita,
per essere vera,
avesse bisogno di essere salvata altrove.
E allora fiori, cieli, animali, tramonti,
volti incontrati per un istante,
diventano trofei silenziosi
di una fame che non sa più contemplare.
Il dolore è quell’urgenza inquieta
di possedere ogni cosa con gli occhi
senza mai abitarla davvero con l’anima.
E la mano alza la lente
prima ancora che il cuore abbia sentito.
E così il mondo viene attraversato
ma non accolto.
Forse è paura dell’effimero.
Forse il bisogno infantile
di dire: “io ero qui”,
“questo mi appartiene”,
“non lasciatemi dimenticare”.
Ma certe cose chiedono soltanto presenza.
Il mare non domanda di essere catturato.
Il cielo non desidera testimoni.
Un animale che passa nel silenzio
è già completo nel suo apparire e svanire.
E allora resta una nostalgia sottile
per uno sguardo più maturo,
capace di fermarsi senza afferrare,
di amare senza accumulare,
di vedere senza consumare.
Forse la vera memoria
non è quella custodita nelle gallerie infinite,
ma quella che cambia lentamente il respiro
di chi ha saputo semplicemente guardare.
B.🌹

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