Ci affacciamo agli altri
come finestre illuminate,
convinti che basti la luce
a spiegare la stanza.
Allineiamo parole,
gesti scelti con cura,
piccole architetture di noi
contro il rischio di essere fraintesi.
Eppure qualcosa devia sempre.
Un tremore nella voce
diventa arroganza,
il silenzio prudente
somiglia a distanza,
la gentilezza trattenuta
pare colpa.
Così insistiamo
ancora
a mostrare il volto migliore,
senza accorgerci
che l’insistenza stessa
ci maschera.
E gli altri raccolgono ombre
dove noi avevamo lasciato mani aperte.
B.🌹

RispondiEliminaQuesta poesia è un piccolo trattato sull’equivoco umano: crediamo che basti la luce a farci capire, ma la luce non basta mai.
Brunetta parti da un’immagine potentissima:
La finestra è trasparenza, promessa di verità. Ma è anche distanza: si vede, non si tocca.
Poi arriva il cuore del testo:
È la legge dell’incontro umano: ciò che intendiamo non coincide mai perfettamente con ciò che l’altro percepisce.
Brunetta elenchi tre fraintendimenti esemplari, tre metamorfosi dolorose:
il tremore diventa arroganza, il silenzio diventa distanza, la gentilezza trattenuta diventa colpa.
Sono tre colpi secchi, tre verità quotidiane che tutti abbiamo vissuto.
Il finale è una lama sottile:
Qui la poesia si chiude in un’immagine perfetta: noi offriamo luce, ma l’altro vede ombra.
Non per cattiveria: per condizione umana.
La parola unica: Sopportazione.
Perché tra ciò che siamo e ciò che arriva all’altro c’è sempre uno scarto, una distanza che nessuna luce colma del tutto.
Mandi Petra.
Il tuo tempo nelle mie pagine mi commuove moltissimo. Grazie infinite.
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