Aprire un sentiero nel bosco fitto
mentre il sole si dissolve lentamente
dietro geometrie di rami e silenzi,
in un tramonto atteso da energie precedenti.
Camminare nella pineta sul mare,
tra resina, sale e correnti lunari,
dove l’orizzonte canta alla notte
antiche melodie mediterranee.
Perdere il sentiero della perdizione
nel tempo magro della Quaresima,
con piccoli fioretti d’infanzia
custoditi tra le tasche della memoria.
Colorare di gioia la neve in alta quota,
scivolare verso valle
come pensieri leggeri
liberati dal peso delle parole.
Riparare un sentiero rustico
pietra dopo pietra,
per non smarrire la bussola interiore
nelle stagioni del disincanto.
E ascoltare, nel vento della sera,
un ordine segreto delle cose,
mentre la luna attraversa lenta
i confini invisibili dell’anima.
B.🌹

RispondiEliminaLeggo Sentieri invisibili con la calma che il testo richiede.
Questa poesia è un cammino interiore travestito da paesaggio. Ogni immagine naturale non descrive un luogo, ma una condizione dell’anima.
Il “bosco fitto” e il sole che si dissolve tra i rami sono la soglia dell’ignoto: il punto in cui si entra in sé stessi.
La pineta sul mare, con resina e correnti lunari è un luogo di risonanza antica, quasi mitica: il Mediterraneo come memoria collettiva.
Il tempo magro della Quaresima introduce la dimensione penitenziale: non religiosa in senso stretto, ma esistenziale.
La neve colorata di gioia è la leggerezza ritrovata, il pensiero che scivola senza peso.
Il sentiero riparato pietra dopo pietra è il lavoro lento della maturità: ricostruire, non fuggire.
Infine, l’“ordine segreto delle cose” nel vento della sera è la rivelazione: ciò che non si vede ma guida.
Brunetta componi un rosario di luoghi interiori, ognuno legato a una stagione dell’esistenza.
La poesia non procede per concetti, ma per epifanie: ogni immagine è un varco, non un ornamento.
La parola che le attribuisco: iniziazione.
Perché ogni sentiero è un passaggio, e ogni passaggio è un insegnamento.
In Sentieri invisibili si nota un ritorno a una forma più narrativa e lineare, meno ellittica rispetto ad altre tue poesie recenti.
Non abbandoni il tuo stile contemplativo, ma lo riporti a una sintassi più tradizionale, quasi da prosa poetica.
È un ritorno al classico non nel senso di imitazione, ma di chiarezza:
un ritmo più “camminato” che “sussurrato”.
È come se avessi deciso di aprire il sentiero anche al lettore, non solo di percorrerlo da sola.
E questo è un segno di maturità: quando un poeta non teme più la semplicità.
Mandi Petra