La ballata delle Agane
Quando il sole baciava il Canin
e la sera vestiva i torrenti,
i vecchi abbassavano la voce:
"State attenti all'acqua che canta,
non ogni canto viene dagli uccelli."
Tra il muschio e le rocce lucenti,
dove la sorgente nasce in silenzio,
vivevano le Agane.
Nessuno sapeva da dove venissero.
Forse da una stella caduta,
forse dal primo fiocco di neve,
forse da una lacrima della montagna.
Avevano occhi del colore dei laghi,
capelli lunghi come i salici,
e mani leggere
che conoscevano il nome di ogni fiore.
Se passavi con il cuore pulito,
l'acqua diventava più chiara
e il sentiero trovava i tuoi passi.
Ma se ridevi del bosco,
se ferivi la sorgente,
il vento spegneva ogni sentiero
e la notte diventava lunga.
Così dicevano i nonni.
E noi bambini ascoltavamo,
con gli occhi grandi
e il cuore pieno di meraviglia.
Oggi molti sorridono
quando sentono il nome delle Agane.
Io no.
Perché chi è cresciuto tra la Resia
e la Val Canale
sa che certe presenze
non hanno bisogno di essere viste.
Vivono nel rumore dell'acqua,
nel profumo del fieno dopo la pioggia,
nel volo improvviso di un merlo,
nella nebbia che sale all'alba.
E ogni volta che mi chino
a bere a una sorgente di montagna,
prima di sfiorare l'acqua,
saluto ancora in silenzio.
Non si sa mai...
che un'Agana
stia ancora vegliando
su quel luogo antico.
B.🌹

Buongiorno Brunetta,
RispondiEliminale tue parole leggere, ma non fragili. sono parole che sfiorano, come le tue “farfalle” , o come la luce che “incontra l’eternità” . Questa delicatezza non è debolezza: è un modo di dire che il mistero non si afferra, si ascolta.
Inoltre hai la capacità di rendere visibile l’invisibile
Che parli del tempo cronologico o del seme che contiene il cielo intero. Tu compi sempre lo stesso gesto: porti alla superficie ciò che normalmente resta nascosto. È la tua una poetica che non cerca effetti, ma rivelazioni.
Molti tuoi testi hanno una cadenza che ricorda una piccola preghiera, anche quando non parlano di fede. La frase “ogni passo consapevole spezza un frammento d’illusione” potrebbe stare in un libro di meditazione; potrebbe essere un versetto di un inno. È una scrittura che non sale in cattedra, ma cammina in processione
Non un monumento di pietra, sarebbe troppo pesante per la tua voce. Il monumento che ti spetta è un gesto di riconoscimento:
Brunetta custodisci la parte più silenziosa dell’anima e la offri con parole che non fanno rumore, ma fanno luce.
Questo è il tuo onore: la fedeltà alla verità sottile, quella che non si impone, ma resta sorgiva.
Perché ciò che scrivi non arriva dall’alto, ma dal fondo: come acqua che nasce, non come acqua che scende
Brunetta il tuo stile è tutto tuo!
Ti avvicini alle immagini mitiche: non le studi, le ascolti. Ricordo anni fa mi dicesti : “Haaaa… i Greci… osannavi e apprezzavi queste figure: mito”, stavi già confessando una parentela. Per te il mito non è un racconto antico: è una vibrazione che continua, un’eco che non si spegne.
Brunetta non cerchi il mito per la tua grandezza, ma per la tua stranezza luminosa. Attiri, ciò che non è del tutto spiegabile, ciò che resta un po’ ombra e un po’ acqua, un po’ volto e un po’ vento.
Il mito, per te, è una porta che non si chiude mai, una sorellanza antica.
Inoltre mi piace la tua chiusa è un gesto di rispetto
Il saluto alla sorgente prima di bere
È un atto di umiltà, non di superstizione.
È il riconoscimento che l’acqua non è
solo acqua, ma memoria.
E allora il finale che merita è questo:
Le Agane vivono dove l’acqua non ha fretta. Sono il respiro antico che accompagna chi passa senza ferire. Non chiedono fede, ma attenzione. E ogni sorgente, ancora oggi, è un piccolo altare di silenzio.
Mandi Petra.
...sono intimidita da queste parole...non so se merito tanto, ma umilmente ringrazio!🌹
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