Sul suo piccolo pianeta, il Piccolo Principe aveva scoperto qualcosa di nuovo.
Non era un vulcano.
Non era un baobab.
Era una fattoria.
Compariva ogni sera, sospesa tra le stelle, come un’immagine lontana. Campi dorati, un orto ordinato, una casa dal tetto rosso. E un uomo che lavorava dall’alba al tramonto, curvo ma paziente, come se parlasse alla terra e la terra gli rispondesse.
«Guarda, Rosa…» disse piano.
La sua Rosa osservava in silenzio. Lei riconosceva la cura. Era fatta della stessa sostanza.
Poi un giorno il fattore si ammalò.
Le sue mani non toccarono più la terra. Il vento attraversava i campi senza trovare risposta. L’orto cominciò a crescere disordinato, come un pensiero lasciato a metà.
La moglie, Mafalda, non aveva lo stesso sguardo. Brontolava. Contava. Misurava. E quando capì che il marito non sarebbe guarito, smise di cucinargli il pane caldo. Gli portava soltanto gli scarti dell’orto, le foglie rovinate, i frutti ammaccati.
Il Piccolo Principe sentì qualcosa stringergli il cuore.
«Se qualcuno sta per andare via,» sussurrò, «non si dovrebbe amarlo di più?»
La Rosa non rispose subito.
Ma c’era un’altra cosa che li rattristava.
La sera, quando il fattore dormiva, Mafalda usciva nei campi con un’amica. Portavano una bottiglia di vino e ridevano forte. A volte danzavano con gli spaventapasseri, come se fossero cavalieri silenziosi sotto la luna.
«Non piangerà per lui,» disse il Principe.
Una notte però uno spaventapasseri, piegato dal vento, si inclinò di colpo. Le due donne caddero nella polvere. Risero meno. Fecero fatica ad alzarsi.
Poi il tempo passò.
Nessuno curava più l’orto. Le erbacce salirono alte. I frutti marcirono sui rami. E un giorno fu Mafalda a sedersi davanti a un piatto povero, fatto di scarti, mentre il campo restava incolto e muto.
Il Piccolo Principe osservava la fattoria senza parlare.
Il fattore aveva smesso di respirare piano nella sua stanza. C'era tanto silenzio. Mafalda contava i giorni come si contano le monete, e la terra, non più toccata con cura, si chiudeva su se stessa.
«Vorrei fare qualcosa,» sussurrò il Piccolo Principe.
La Rosa restò a lungo in silenzio. Poi disse:
«Ci sono dolori che non accettano testimoni. Solo conseguenze.»
Il Principe sentì che era vero.
Vide Mafalda cadere tra gli spaventapasseri. La vide rialzarsi con fatica. La vide seduta sola, giorni dopo, davanti a un piatto povero, mentre il campo restava incolto e muto.
Nessuno piangeva.
Ma tutto era più vuoto.
«Allora non posso salvare nessuno?» chiese lui.
La Rosa lasciò che il vento le piegasse appena i petali.
«Puoi solo scegliere di non diventare così.»
Il Principe si avvicinò a lei. Sistemò con cura il suo piccolo paravento. Tolse un granello di polvere da una foglia. Non fece promesse.
Restò.
La fattoria, lentamente, svanì nella notte.
Il Piccolo Principe chiuse gli occhi, sentendo che l’amore a volte si nutre di ciò che resta, silenzioso e fragile come gli scarti dell’orto.
Ringrazio per la collaborazione, realizzato a quattro mani E.& B.🌹

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