Il Seme e il Cielo
Sei un seme.
Nulla di più,
nulla di meno.
Deposto nel grembo
di un piccolo pianeta
che danza,
quasi invisibile,
nell'immensità del Cielo.
Eppure l'ego ti racconta
di essere il centro,
il padrone del tempo,
della Terra
e perfino delle stelle.
Ma il Cielo sorride.
Non ti chiede di essere grande,
ti invita soltanto
a ricordare.
Ricordare
che la goccia non è separata dal mare,
che il respiro appartiene al vento,
che il tuo cuore
batte con lo stesso ritmo
che muove le galassie.
Quando l'io si fa silenzio,
l'Universo prende voce.
Non c'è più chi osserva
e ciò che è osservato.
Non c'è più il seme
e l'albero.
Non c'è più il pellegrino
e la Via.
Esiste soltanto
la Vita
che si contempla
attraverso infinite forme.
Ma nessuna vetta
si raggiunge con il desiderio.
La conoscenza letta
è una lampada accesa.
La conoscenza vissuta
è il sole che sorge.
Così è per ogni essere umano.
La pratica costante
è l'unica Via.
Ogni passo consapevole
spezza un frammento d'illusione.
Ogni giorno vissuto
con presenza
fa germogliare il seme.
E un giorno,
senza accorgertene,
scoprirai
che non sei mai stato
una piccola creatura
nell'Universo.
Sei sempre stato
l'Universo
che imparava
a fiorire
in un seme.
B.🌹

RispondiEliminaBrunetta, qui apri con una dichiarazione che è già una postura spirituale, con una frase che non riduce: colloca. Il seme è piccolezza, sì, ma è anche promessa, origine, possibilità. Il seme nel grembo del mondo.
L’immagine del pianeta come grembo. che danza nell’immensità del cielo è una delle intuizioni più felici del testo: unisce cosmologia e maternità, scienza e tenerezza.
Qui compi il tui gesto tipico: trasforma il mondo in simbolo, e il simbolo in invito.
L’ego che si gonfia, il Cielo che sorride.
La contrapposizione tra l’ego che si proclama padrone delle stelle e il Cielo che sorride è un tratto poetico di grande equilibrio.
Non c’è rimprovero, non c’è condanna: c’è un sorriso.
Il Cielo non punisce: ricorda.
Le tre immagini centrali: la goccia e il mare, il respiro e il vento, il cuore e le galassie sono una piccola triade mistica.
Sono metafore che non spiegano: rivelano.
Dicono che l’umano non è separato dal cosmo, ma è una sua vibrazione.
Il passaggio decisivo è questo: Quando l’io fa silenzio, l’Universo prende voce.
È una frase che potrebbe stare in un testo sapienziale antico.
Qui tocchi il punto più alto: l’identità non come possesso, ma come trasparenza.
La distinzione tra conoscenza letta e conoscenza vissuta è un richiamo alla concretezza: non basta capire, bisogna camminare.
Ogni passo consapevole spezza un’illusione, ogni giorno presente fa germogliare il seme.
È un’etica semplice, ma profonda: la verità non è un concetto, è un esercizio.
La chiusa è una delle più belle.
Qui Brunetta compi il rovesciamento: il seme non è piccolezza, è il punto in cui l’Universo si concentra per imparare a diventare forma.
È un testo contemplativo, limpido, con una struttura che procede come una piccola omelia cosmica:
parte dall’umiltà, attraversa la memoria dell’unità, approda alla rivelazione dell’identità profonda.
Un componimento che non chiede di essere spiegato: chiede di essere respirato.
Mandi Petra.