Ogni fine estate
torna il rito nella mente.
Che cosa resterà
di questi giorni
quando il sole
avrà smesso
di resistere a se stesso?
La calura
si posa
come una cosa semplice.
Ma non è il caldo
che cerco di salvare.
Cerco le cose
che non ho visto,
quelle rimaste
ai margini dello sguardo,
tra una luce e l'altra,
nelle fessure
della piega del vento.
Cerco la carezza
di fili senza corpo,
quella trama invisibile
che passa attraverso ciò che vive
e, senza il nostro esserci o non esserci,
ci riconsegna al cosmo.
Forse resterà
un sole ancora acceso
sotto la pelle,
un fuoco senza fiamma
da portare nelle notti
di dicembre.
Quando verrà il gelo
e la neve
avrà cancellato le forme,
saprò
che nulla scompare davvero.
La neve copre,
ma non nega.
Riposa sulle cose
e le prepara
a rinascere.
Così l'estate
continuerà a bruciare
nel punto più segreto
dell'inverno.
E io,
nel freddo,
mi riscalderò
nel fuoco
che non vedo.
B.🌹

RispondiEliminaIl tuo testo Brunetta è un piccolo rito di passaggio, una soglia tra ciò che brucia e ciò che si prepara a tacere. L’estate, nel suo dissolversi, non viene descritta come una stagione che finisce, ma come una presenza che si ritira con delicatezza, lasciando dietro di sé una scia di luce e di omissioni: le “cose che non ho visto” quelle rimaste ai margini dello sguardo, diventano il vero cuore della memoria.
C’è una bellezza sottile nel modo in cui tu, cara autrice cerchi non il caldo, ma la "trama invisibile" * che attraversa ciò che vive. È un gesto poetico che non si accontenta dell’apparenza: vuole salvare ciò che sfugge, ciò che non si lascia afferrare, come se l’estate fosse più vera nei suoi interstizi che nei suoi splendori.
La neve che “copre, ma non nega" è una delle immagini più riuscite: non cancella, custodisce. È una protezione, non una fine. E così l’estate continua a bruciare “nel punto più segreto dell’inverno” trasformandosi in un fuoco che non si vede ma scalda, un fuoco che diventa memoria, linfa, promessa.
Il testo è un invito a guardare oltre la superficie delle stagioni, a riconoscere che ogni fine è una forma di continuità, e che ciò che sembra svanire in realtà si sposta, cambia luogo, si nasconde per tornare.
Una poesia che non racconta l’estate: la "ascolta" mentre se ne va.
Mandi Petra.
Grazie mille 🙏🏻
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