domenica 31 maggio 2026

Nel vezzo





Aprire un varco tra la folla

e raggiungere un angolo silenzioso,

dove la luna arriva adagio

tra il neutro delle cose

e il loro rigoglio.


Seguire una stella

accanto a un pozzo 

che ne riflette l'intermittenza tremula

mentre si attenuano i miagolii d'amore

di febbraio.


Perdere la cognizione del tempo

nei passi lenti della memoria,

lungo la ricapitolazione

di giorni andati.


Macchiare una mappa d'inchiostro

sulla longitudine del mattino,

il vezzo di perdere tempo, 

poi ricominciare, 

come fanno le stagioni.


Senza noia.

B. 🌹


1 commento:

  1. **Commento unico a *Nel vezzo***



    Questa poesia è un piccolo rito di sottrazione: Brunetta apri varchi, scosti la folla, cerchi angoli dove il mondo torna respirabile. Ogni verso è un gesto che si libera dal rumore del mondo.

    Il “vezzo” non è capriccio, ma un atto di libertà: concedersi il lusso di rallentare, di sbagliare strada, di ricominciare. È un elogio del tempo non produttivo, del tempo che non serve a nulla se non a restituirci a noi stessi. Le stagioni, maestre di ciclicità, insegnano che nulla è spreco se permette un nuovo inizio.

    Parola che le attribuisco: Rinascente.

    Perché ogni immagine, ogni gesto, ogni indugio porta con sé la promessa di un ricominciare lieve, naturale, necessario.



    Mandi Petra.

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