domenica 17 maggio 2026

Filo senza nodo






Non rispondo al primo grido,  

non inseguo l’eco vuota.  

C’è una fiducia antica in me  

che lascia al tempo la sua rotta.


Lasciar andare ciò che punge  

non è resa, è scelta chiara:  

se il filo è rotto, che lo sciolga  

la mano che non si prepara.


Perdo e lascio che si perda,  

e nel silenzio c’è un lamento:  

ambo le sponde sanno, piano,  

quanto costa ogni frammento.


Ma resto in piedi, senza fretta,  

pianto ciò che non si vede.  

Ride bene chi respira  

quando l’attesa già possiede.


Se un giorno torna la parola,  

sarà perché aveva un senso.  

Altrimenti il vento passa,  

e io non perdo l’intenso.


B.🌹

5 commenti:


  1. C’è, innanzitutto Brunetta, una dignità del silenzio che attraversa i versi.

    Non come resa, ma come scelta.

    È un atto di libertà: sciogliere il filo rotto non per disinteresse, ma per non ferirsi più. È un’immagine che porta con sé una sapienza quasi monastica: non tutto ciò che si spezza va riparato; alcune cose vanno consegnate al vento.

    E tuttavia la figura poetica resta in piedi

    La parola che le attribuisco

    Indomita.

    Perché questa poesia non si piega, non si spezza, non si vendica.

    Sta in piedi, con una calma che è forza, con una rinuncia che è scelta, con un silenzio che è presenza.

    Filo senza nodo è una poesia che vive nella regione dove il dolore diventa scelta, e la scelta diventa forma di libertà.

    Ogni verso è un passo compiuto con piedi nudi: non c’è rumore, non c’è ostentazione, solo la verità di chi attraversa un distacco con compostezza.

    Il rifiuto del “primo grido” e dell’“eco vuota” è già un atto di sovranità.

    Brunetta non ti lasci trascinare dal tumulto: custodisci una fiducia antica, una sapienza che non ha bisogno di vincere, ma di restare fedele a sé stessa.

    Il cuore del testo è il gesto del lasciare andare

    Non è rinuncia: è discernimento.

    È la capacità di riconoscere che un filo rotto non va annodato a forza, perché un nodo tirato male ferisce più dello strappo.

    Il dolore è presente, ma non domina

    È una confessione che non chiede pietà: è la constatazione che ogni distacco ha un costo, e che entrambe le rive chi lascia e chi è lasciato conoscono quel prezzo.

    Poi la poesia si raddrizza, come un albero dopo la tempesta

    Qui la dignità diventa verticale.

    Il finale è una lezione di libertà:

    È una chiusura che non chiude: è un’apertura verso la propria intensità, che non dipende da nessun ritorno

    Sobria.

    Perché questa poesia non si concede al dramma, non si abbandona al lamento, non cerca spettatori.

    È una poesia che cammina con passo fermo, senza rumore, senza nodo e proprio per questo, resta.

    Mandi Petra

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  2. Hai un immaginario molto compatibile per questo la tua poesia è intensa, visiva, quasi confessionale. Brava e brava. Giulia Modotto

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