Amare la montagna è donare, per ricambiare tutto quello che essa, Artemide, ci elargisce, rendendoci per gli istanti che siamo in sua compagnia simili a delle divinità. E vi sono tanti modi di ricambiare, uno di questi è di rispettare il lavoro degli altri, di coloro che curano le casere, autentici rifugi per il viandante. Quando passiamo da esse, ci dilettiamo ad ammirarne le forme, a immaginare il tempo in cui erano abitate dai montanari, e spesso, d’inverno, accendiamo un fuoco per scaldarci, utilizzando la legna che qualcuno ha tagliato per noi. Per questo, quando progetto un ‘escursione leggo sulla mappa se vi sono casere adibite a riparo, per portare nello zaino un libro che ho letto, e piuttosto che lasciarlo in balia della polvere preferisco saperlo in mano a un ignoto viandante. Lascio una semplice dedica, felice di aver dato… Naturalmente, lascio anche delle barrette energetiche, in montagna bisogna pensare sempre che qualcuno può averne bisogno. Camminare e leggere sono un autentico esercizio di libertà.
M.

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