Sono un uomo dai capelli d’argento.
Ho attraversato il gelo dei suoi occhi
senza abbassare lo sguardo.
La sua voce non era un canto innocente
era un invito lento,
un filo tiepido teso nel buio.
Mi chiamava, ed io correvo.
Non trascinato.
Attratto.
Pretendeva opere
C’era veleno nei suoi silenzi,
furbizia nella sua voce
il suo odore ingannava la pelle.
Da lontano mi sfiorava piano,
come chi conosce il punto vicino
La notte aveva un pesante respiro.
Danzava vicino, troppo vicino.
Rideva sempre come una sciocca bambina
Le sue mani giocavano con le ombre,
fantasia densa del nulla,
il sangue come sentinella mi avvisava
Ogni parola scendeva lenta,
come sale su una ferita che sa guarire.
Ogni sguardo era inverno, sì...
ma un inverno spettrale.
Poi ho capito.
Non era amore.
Era fame.
Fame di dominio, di resa, di caduta.
Si tenga pure il suo trono di ghiaccio,
regina lucida di riflessi e inganni.
Non era dea.
Era desiderio senza cuore.
Io non sono più preda.
Ora la notte ha un altro sapore.
Due occhi sinceri mi cercano senza artigli.
Non feriscono: accolgono
Sono vertigine: offrono profondità.
Mi guardano.
Mi scelgono.
Labbra socchiuse,
baci lenti che sanno di certezza.
Mani che non rubano tempo
Non c'è piu una pagina
per le sue favole
non c'è interesse nelle sue parole decodificate
Mentre oggi Scrivo per TE,
stringerti è poesia
guardarti è amore
saggio di vita mia.
Aramis 🗡️

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