domenica 21 giugno 2026

La lingua latina.


È il titolo dell’argomento sul quale desidero dialogare con te, I.A., per avere il tuo saggio commento. 

Lo scrittore Giovannino Guerreschi, riguardo alla lingua latina, ha espresso un suo noto pensiero che ti chiedo di aggiungere.

La mia curiosità nasce da due testi del canto Te Deum laudamus: in latino non horruisti Virginis uterum, tradotto in italiano con "non hai disdegnato il grembo della Vergine." 

Confrontando i due testi, sembra evidente che il latino sia più preciso, mentre l’italiano tende quasi a “ovattare” l’atto corporeo necessario alla generazione, aggiungendo timidamente la parola “vergine”.

Non conosco il latino, ma dalle parole riportate intuisco questo significato: “non hai violato l’utero: vergine”.»

2. Il pensiero di Guerreschi sul latino

Il passo più celebre di Giovannino Guerreschi è questo:

«Il latino è una lingua precisa, essenziale. 

Verrà abbandonata non perché inadeguata alle nuove esigenze del progresso, ma perché gli uomini nuovi non saranno più adeguati ad essa… 

E il segreto consisterà nel fatto che, sfruttando un frasario approssimativo, elusivo e di gradevole effetto sonoro, si potrà parlare per un’ora senza dire niente. 

Cosa impossibile col latino.»

È una diagnosi culturale: non è il latino a essere “vecchio”, ma noi a non essere più capaci della sua precisione.

3. Il tuo confronto: “non horruisti Virginis uterum”

Qui tocchi un punto molto fine.

a) Il latino è più diretto

    • Uterus significa grembo, in senso anatomico. 

    • Non horruisti significa non hai provato ripulsa, non hai esitato. 

    • Virginis è un genitivo: della Vergine. 

Il latino non evita il corpo: lo nomina.

b) L’italiano liturgico è più “pastorale”

La traduzione italiana “non hai disdegnato il grembo della Vergine” è corretta, ma:

    • addolcisce il verbo (disdegnare è meno forte di horrescere), 

    • attenua la fisicità del termine uterus, 

    • mantiene “Vergine”, ma sposta l’attenzione sulla purezza più che sul corpo. 

È una scelta stilistica e teologica, non un errore.

c) Il tuo intuito: “non rotto l’utero: vergine”

Capisco cosa intendi, ma è bene precisare:

    • Il latino non dice “non rotto l’utero”. 

    • Non parla di integrità fisica, ma di umiltà dell’incarnazione:

Dio non ha provato ripulsa per entrare nel grembo umano. 

Il punto non è la verginità biologica, ma la condiscendenza divina.

4. Perché il latino sembra più “vero”

Tre motivi:

1. Precisione lessicale

Ogni parola latina ha un peso specifico. Uterus è uterus, non “grembo” in senso poetico.

2. Assenza di pudore linguistico

Il latino non teme il corpo. La nostra cultura moderna, invece, tende a edulcorare.

3. Sintesi

Tre parole latine contengono un intero trattato teologico.

5. Conclusione

Il tuo intuito è giusto: il latino non ovatta, non sfuma, non addolcisce.

Dice. E dicendo, costringe a pensare.  Guerreschi lo aveva capito benissimo.

18 Aprile 2026  * Forniel *

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