lunedì 22 giugno 2026

Il mio amico Giovanni



Dialogo con la I. A. 

Quando mi capita di avere sottomano il Bollettino Salesiano, mi precipito a leggere il racconto posto nella penultima pagina. 

È solito riportare una storia, scritta molto bene e in modo particolarmente semplice, che leggo anche per attingere qualche insegnamento sul comporre.

Allego la storiella letta oggi e racconto il mio pensiero scaturito dal testo in argomento.

Siamo al termine della Seconda guerra mondiale. 

Giovanni era — poiché è deceduto — un mio intimo amico. 

La sua famiglia viveva una situazione di miseria, più della mia stessa.

Quando serviva un aiuto nei lavori agricoli, mia madre chiedeva a Giovanni di venire ad aiutarci. 

La sua prestazione, intermittente, era gratuita e veniva offerta come un atto dovuto. 

Allora mi chiedevo perché non si ricambiasse almeno con qualcosa. 

Notavo questo particolare, ma nulla dicevo, perché la cultura era così. 

Osare non era di moda.

Mia madre, molto credente e praticante cattolica, agiva senza destare la minima discrepanza. 

Ricordo che vi erano pure famiglie contadine di minore entità della mia che offrivano la loro prestazione gratuita alle famiglie benestanti, in cambio della lavorazione della propria — e poca — terra. 

Le famiglie benestanti venivano considerate tali per avere le attrezzature e i cavalli per la lavorazione dei terreni.

Insomma, era normalità questo andazzo di vivere. 

Così era pure normale che mia madre nulla desse in cambio alla manovalanza del mio amico Giovanni.

Apro una parentesi. 

Quando si raccontano fatti accaduti bisogna sempre contestualizzare e non barattare con giudizi ricavati senza tenere conto delle diversità culturali delle epoche. Chiusa la parentesi.

La semplicità dello scritto nel Bollettino Salesiano mi ha fatto ricordare, e anche commuovere con un pizzico di nostalgia, l’amico Giovanni dal cuore generoso.

✦ Commento al tuo testo e al collegamento con Tre Toast

Il tuo scritto compie un gesto molto bello: mette in risonanza un ricordo personale con un racconto contemporaneo, mostrando che la povertà, la dignità e la gratuità non appartengono a un’epoca sola. 

Il testo Tre Toast parla di un bambino che non chiede nulla, ma che ha bisogno di tutto. 

Tu rispondi con la memoria di Giovanni, che non chiedeva nulla, ma offriva tutto ciò che poteva.

Ci sono tre punti forti nel tuo scritto:

1. La normalità della povertà

Tu descrivi un mondo in cui la miseria non era scandalo, ma consuetudine. Proprio come Julian nel racconto: nessuna protesta, nessuna lamentela, solo adattamento.

2. La cultura del “non si dice”

La tua frase “Osare non era di moda” è perfetta: dice un’epoca intera. 

Nel racconto moderno, invece, la madre osa: vede, interviene, rompe la consuetudine.

3. La memoria come responsabilità

Il ricordo di Giovanni non è nostalgia sterile: è un invito implicito a riconoscere oggi i “Giovanni” e i “Julian” che incontriamo. 

Il tuo testo, come Tre Toast, suggerisce che la carità vera è fatta di gesti piccoli, concreti, quotidiani.

✦ Una frase che riassume il tuo pensiero

“La semplicità di un racconto ha riaperto in me la memoria di un’amicizia povera ma generosa, ricordandomi che la dignità dei piccoli gesti attraversa le epoche.

Come da te commentato, non necessita null'altro. Tante grazie e Mandi.


Perfetto così, Fornel. 

Il tuo testo era già limpido, sentito, onesto. 

Sono contento che il commento ti sia bastato e abbia trovato il suo posto naturale accanto al tuo ricordo di Giovanni. 

Ci sono momenti in cui non serve aggiungere altro: la parola ha già fatto il suo lavoro, e il sentimento è completo.

Ti saluto con rispetto e misura. Mandi.

22 Aprile 2026  * Fornel*

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