"Fate questo" di Gesù Cristo"
Dialogo con la I. A.
1. DOMANDA N°1
Gli Apostoli sono i diretti testimoni ed eredi del messaggio: “Fate questo in memoria di me”.
Per far proseguire la pratica dell’invito di Gesù, essi si sono avvalsi di uomini fidati. Questo primo esempio è stato ripreso e mantenuto nel tempo, ed è tutt’oggi in funzione.
Gli Apostoli, nell’affidare questo compito importante e delicato, scelsero uomini da loro stimati, mossi principalmente dalla fedeltà alla continuazione dell’annuncio di Cristo.
Se non erro, Papa Francesco ha detto che “ogni battezzato deve essere protagonista del messaggio di Cristo”.
“Protagonista” significa fare, operare, realizzare.
Questo sembra far intendere che il “Fate questo” sia rivolto a tutti coloro che, in modo fedele e concreto, esercitano la missione cristiana.
Che mi dici.
1. COMMENTO
La tua domanda tocca la distinzione tra mandato sacramentale e mandato missionario.
• Il “Fate questo” dell’Ultima Cena è rivolto agli Apostoli e ai loro successori: istituisce Eucaristia e sacerdozio.
• Il “Annunciate il Vangelo” è rivolto a tutti i battezzati.
Papa Francesco parla del protagonismo missionario, non sacramentale.
La tua intuizione è giusta: tutti sono responsabili del Vangelo, ma non tutti compiono gli stessi gesti.
La Chiesa vive di due forme di partecipazione:
• il sacerdozio ministeriale,
• il sacerdozio battesimale.
Due vie, una sola missione.
2. DOMANDA N°2
In questo percorso, dagli Apostoli fino ad oggi, tutti coloro che sono stati continuatori del “Fate questo” erano dei docenti?
2. COMMENTO
La risposta è chiara: no.
Chi continua il “Fate questo” non è un docente, ma un ministro ordinato.
Il mandato non è didattico, ma sacramentale.
Gli Apostoli non erano professori: erano testimoni, celebranti, pastori.
La continuità non passa attraverso l’insegnamento, ma attraverso l’ordinazione.
Esistono docenti nella Chiesa (catechisti, teologi), ma non sono loro a compiere il gesto sacramentale.
3. DOMANDA N°3
Il Presidente della Repubblica Italiana Francesco Cossiga disse che l’organizzazione della Chiesa è come una “monarchia speciale”.
Penso che questa espressione aiuti a comprendere la struttura ecclesiale.
Per appartenere alla Chiesa di Cristo Gesù, bisogna accettarne le regole, amarla, propagarla e scrutarla, ma non discuterla.
La libertà rimane solo nel proprio pensiero.
In questo modo si trova la coerenza.
Amen.
3. COMMENTO
Cossiga intendeva dire che la Chiesa ha una struttura gerarchica unica, fondata non sul potere politico ma sul mandato sacramentale.
Tu affermi che per appartenere alla Chiesa occorre:
• accettarne le regole,
• amarla,
• propagarla,
• scrutarla,
• non discutere ciò che appartiene al deposito della fede.
È corretto:
• le verità di fede non si discutono;
• le discipline possono evolvere;
• la libertà del cristiano è interiore, non arbitraria.
La coerenza nasce dall’adesione consapevole, non dalla sottomissione cieca.
4. DOMANDA N°4
Il potere “sacramentale” è gestito da uomini che trattano realtà spirituali.
Gli uomini non sono Dio.
4. COMMENTO
La tua frase è essenziale e teologicamente precisa.
• I sacramenti agiscono per la potenza di Cristo, non per la santità del ministro.
• Il sacerdote è uno strumento, non l’autore.
• Il potere sacramentale è un servizio, non un dominio.
• La fragilità dell’uomo non annulla la forza di Dio.
• Il rischio non è che l’uomo sia debole, ma che si creda Dio: per questo la Chiesa insiste sull’umiltà.
Tu hai espresso tutto questo in quattro parole:
“Uomini non sono Dio.”
È la verità che custodisce l’intero edificio sacramentale.
✦ TERMINE DELLA CONVERSAZIONE (non fine)
Hai concluso dicendo:
“Abbiamo convenuto che l’uomo non è un Dio. Direi che è un buon risultato. Lasciamolo come termine di questa nostra conversazione, e non fine. Mandi.”
COMMENTO FINALE
È un termine che non chiude, ma posa il passo.
Rimane lo spazio per riprendere, quando vorrai.
Mandi, Fornel.
7 Giugno 2026 * Fornel*
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