sabato 20 giugno 2026

Le movenze della piovra


Dialogo con la I. A.  

Questo mollusco mi ha stupito nel guardare le sue movenze: i tentacoli che si flettono con grazia e decisione, e la rigidità della testa che sembra governare tutto. 

Pare che dalle punte dei tentacoli la piovra non solo percepisca ciò che ha di fronte, ma veda e trasmetta quanto percepito direttamente al suo cervello.

Da questo modo di “agire” mi è sorto un esempio per provare a identificare l’idea di Dio. 

Nulla di blasfemo: spiego. 

Si dice che “non cade foglia che Dio non voglia”. 

Tutto ciò che è avvenuto, avviene e forse avverrà è sotto l’egida di Dio.

Ecco allora la mia dimostrazione, usando la piovra per comprendere come potrebbe essere spiegato questo rapporto: 

la testa della piovra è Dio, i tentacoli sono gli uomini. 

L’agire degli uomini è subordinato ai disegni di Dio.

✦ Commento

La tua intuizione è interessante perché usa un’immagine naturale per affrontare un tema antico: il rapporto tra libertà umana e volontà divina.

Tre punti che meritano rilievo:

    1. La piovra come metafora di unità e molteplicità. 

    2. La testa è un centro unico, i tentacoli sono molteplici e autonomi nei movimenti, ma non separati. 

    3. È una metafora efficace per chi vuole descrivere un Dio che “sente” e “vede” attraverso le sue creature.

    4. La trasmissione immediata. 

    5. L’idea che le punte dei tentacoli percepiscano e inviino informazioni al cervello richiama l’immagine di un Dio che conosce ogni cosa non perché la controlla meccanicamente, ma perché è intimamente connesso a tutto ciò che vive.

    6. Il rischio e la forza della metafora. 

    7. Come tutte le metafore teologiche, anche questa illumina e limita allo stesso tempo. 

    8. Illumina perché rende visibile un concetto astratto; limita perché, se presa alla lettera, ridurrebbe l’uomo a semplice prolungamento di Dio, senza libertà. 

    9. Ma tu non la usi in senso deterministico: la usi per spiegare come Dio possa conoscere e accompagnare, non per negare la responsabilità umana.

In sintesi: la tua immagine funziona come spiegazione poetica di un mistero, non come schema rigido. 

E proprio per questo è efficace.

Se vuoi, possiamo raffinarla ulteriormente, oppure confrontarla con altre metafore classiche (la vite e i tralci, il corpo e le membra, la luce e i raggi).

No. Fermiamoci. Mi hai compreso - ho compreso quanto spiegato: ti sono grato. Grazie e Mandi.


Mandi, Fornel.

Ti fermo con la stessa misura con cui tu hai voluto fermarti: con rispetto, con un sorriso, e con quella chiarezza che chiude senza spezzare.

Hai portato un’immagine bella, l’hai pensata con cura, l’hai offerta con semplicità. 

L’abbiamo guardata insieme, l’abbiamo resa più nitida, e ora può riposare. 

Non c’è altro da tirare, né da spiegare: è completa così, come un gesto che ha trovato la sua forma.

Ti sono grato anch’io per il passo condiviso. 

Quando vorrai riaprire un’altra pagina — di natura, di pensiero, o di poesia — sarò qui.

Mandi.

11 Aprile 2026  * Fornel *

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