domenica 21 giugno 2026

3 ) Il sentiero dei fiori di filo.




CAPITOLO III

Il bambino poeta non si alzò.

Restò seduto sul bordo del sentiero, come se il tempo attorno a lui avesse deciso di camminare più piano.

Monica gli si avvicinò.

"Perché aspetti qui?" chiese.

Il bambino guardò il quaderno che teneva sulle ginocchia. Le pagine erano quasi tutte bianche.

"Perché le parole arrivano quando vogliono."

Morena sorrise.

"Allora aspetterai per sempre."

"Può darsi."

La risposta non sembrava triste.

Ginevra si sedette accanto a lui.

"E quando arrivano?"

Il bambino sollevò gli occhi verso il cielo.

"Quando qualcuno ascolta davvero."

Per un momento nessuno parlò.

Persino la stellina rimase immobile.

Poi il vento attraversò il sentiero.

Le pagine del quaderno iniziarono a sfogliarsi da sole.

Una.

Due.

Dieci.

Centinaia.

E da ogni pagina uscì qualcosa.

Non parole.

Ricordi.

Piccoli ricordi dimenticati.

Una risata lasciata in un cortile.

Un disegno nascosto in un cassetto.

La carezza di una nonna.

Un abbraccio che nessuno aveva ringraziato.

Le immagini galleggiavano nell'aria come foglie luminose.

Morena ne afferrò una.

Vide sé stessa molto piccola, mentre cercava di correre più veloce degli altri.

Non per vincere.

Per paura di restare indietro.

Morena lasciò andare il ricordo senza dire nulla.

Ginevra ne osservò un altro.

Vide una bambina sola durante una ricreazione.

Ricordò di averle sorriso.

Non ricordava più il volto della bambina.

Ma ricordava il sollievo nei suoi occhi.

Monica non toccò nessun ricordo.

Li guardò passare.

Finché uno si fermò davanti a lei.

Era minuscolo.

Quasi invisibile.

Un giorno qualunque.

Una frase mai detta.

Un pensiero tenuto nascosto.

Monica lo osservò a lungo.

Poi sorrise.

La stellina brillò appena.

"Che cosa sono?" domandò Ginevra.

"Le cose che sembrano piccole," rispose il bambino.

"E che invece tengono insieme il mondo."

Le pagine del quaderno tornarono lentamente al loro posto.

Il vento si calmò.

I ricordi scomparvero.

Ma qualcosa era rimasto.

Come una luce sottile dietro gli occhi.

Il bambino chiuse il quaderno.

"Ora posso andare."

"Vai dove?" chiese Morena.

Lui indicò il sentiero.

"Dove vanno le storie quando qualcuno le ricorda."

Si alzò.

Fece un passo.

E diventò leggero come una parola appena scritta.

Poi sparì.

Le tre bambine rimasero in silenzio.

Anche il sentiero sembrava pensare.

Fu allora che accadde.

La stellina si spense.

Non completamente.

Ma abbastanza da far paura.

La sua luce tremolò.

Piccola.

Fragile.

Stanca.

"Che succede?" domandò Ginevra.

La stellina esitò.

Come se non volesse rispondere.

Poi disse:

"Sto dimenticando qualcosa."

"Che cosa?" chiese Monica.

La stellina abbassò la luce ancora di più.

"Non ricordo più perché sono caduta dal cielo."

Il silenzio che seguì sembrò più grande del sentiero.

Più grande dei campi.

Più grande perfino del cielo.

Morena fece un passo avanti.

"Allora lo scopriremo."

La stellina la guardò.

Ginevra annuì.

"Lo faremo insieme."

Monica osservò la piccola luce tremante.

E per la prima volta da quando il viaggio era iniziato sentì una domanda nascere dentro di sé.

Forse non stavano attraversando quel mondo per aiutare la stellina.

Forse era la stellina che stava aiutando loro.

Davanti al gruppo, il sentiero iniziò lentamente a salire.

Verso una collina che fino a quel momento non esisteva.

E sulla cima, lontanissima, brillava qualcosa.

Qualcosa che sembrava aspettarle da molto tempo.

Continua..

Brunetta Sacchet🌹

2 commenti:



  1. Il terzo capitolo è il più delicato finora: Brunetta porti il racconto nel punto in cui l’infanzia incontra la memoria, e la memoria diventa rivelazione. Tutto accade in silenzio, come se il sentiero stesso trattenesse il fiato.

    “Le cose che sembrano piccole… e che invece tengono insieme il mondo” dice il bambino . È una frase che potrebbe stare in un libro di sapienza.

    Le tre bambine reagiscono ciascuna secondo la propria natura: Morena procede nell'indifferenza. Ginevra riconosce, Monica contempla. È un trittico: egoismo, cura, interiorità. E la stellina, che finora era guida, qui diventa allieva: la sua luce trema, si affievolisce, confessa di aver dimenticato perché è caduta dal cielo...

    In questo capitolo Brunetta compi un gesto raro: trasforma il ricordo in luce, la fragilità in domanda, la domanda in cammino. E lo fai con una scrittura che non spinge, non spiega, non forza: accompagna.



    Mandi Petra.

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    1. Come sempre molto interessanti i tuoi commenti ai miei lavori. Grazie 🌹

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