martedì 23 giugno 2026

5) il sentiero dei fiori di filo



 CAPITOLO V

Il sentiero smise di salire senza che nessuna di loro si accorgesse del momento esatto.

Una curva.

Un soffio di vento più salato.

E all'improvviso il mare.

Immenso.

Calmo.

Così grande che per qualche secondo nessuna riuscì a parlare.

Morena fu la prima a correre avanti.

"Siamo arrivate!"

La sua voce si perse tra le onde.

Ginevra la seguì più lentamente, osservando la spiaggia deserta che si stendeva lungo la costa. Non c'erano impronte. Non c'erano gabbiani. Non c'era nessuno.

Monica invece guardò oltre.

Molto oltre.

Verso il promontorio che chiudeva la baia.

Lì si trovava un faro.

Alto.

Bianco un tempo, forse.

Ora il vento e il sale avevano consumato quasi ogni colore.

La sua lanterna era spenta.

Sembrava aspettare qualcosa.

Oppure qualcuno.

La stellina rallentò.

La sua luce tremò.

"Lo conosci?" chiese Ginevra.

"No," rispose la stellina.

Ma la risposta arrivò troppo in fretta.

Morena lo notò subito.

"Stai mentendo."

La stellina rimase in silenzio.

Il mare continuava a respirare davanti a loro.

Un'onda.

Poi un'altra.

Infine la piccola luce parlò.

"Forse lo conosco."

"Forse?" domandò Monica.

"È come un sogno che si dimentica appena svegli."

Si avviarono verso il faro.

La sabbia diventava sempre più fredda man mano che si avvicinavano.

E il vento sembrava sussurrare parole che nessuno riusciva a capire.

Quando arrivarono alla base della torre scoprirono una porta socchiusa.

Vecchia.

Di legno scuro.

Sulla superficie qualcuno aveva inciso una frase.

Le lettere erano quasi cancellate.

Monica passò le dita sopra i segni.

E lentamente riuscì a leggerla.

"Le luci che guidano gli altri a volte dimenticano di guardare se stesse."

La stellina si spense quasi del tutto.

Morena si voltò.

"Che succede?"

Per un attimo sembrò che la piccola luce stesse per cadere.

Come una foglia.

Come una lacrima.

Poi una voce arrivò dall'interno del faro.

La porta si aprì lentamente.

Dentro il faro non c'era nessuna luce.

Solo il rumore del mare che saliva dalle fondamenta della torre.

Le pareti erano coperte di fotografie sbiadite, mappe ingiallite e vecchi strumenti arrugginiti.

Seduto vicino alla finestra c'era un uomo molto anziano.

Guardava l'orizzonte.

Come se stesse aspettando qualcosa.

O qualcuno.

La stellina tremò.

L'uomo si voltò.

I suoi occhi erano gentili, ma pieni di nebbia.

"Buonasera," disse.

La sua voce era calma.

"Chi siete?" domandò Ginevra.

L'uomo esitò.

Poi sorrise con una tristezza leggera.

"Vorrei saperlo anch'io."

Le tre bambine si guardarono.

La stellina brillò appena.

Come una luce che improvvisamente aveva riconosciuto una strada.

"Credo," sussurrò, "che siamo arrivati nel posto giusto."

Fuori, il mare continuava a respirare nel buio.

E il faro, spento da chissà quanto tempo, sembrava aspettare soltanto un ricordo per tornare a brillare.


Continua...


Brunetta Sacchet🌹

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