domenica 28 giugno 2026

Santa Messa Nuziale


Dialogo con l’ I. A.

Ho avuto modo di partecipare a un rito nuziale religioso. 

Oltre agli addobbi e agli ornamenti floreali, veniva distribuito ai fedeli un libretto contenente le letture dell’intera celebrazione. 

La cerimonia, infatti, è stata seguita quasi interamente attraverso questi libretti, e molti dei presenti hanno tenuto lo sguardo fisso sulle pagine.

Ecco il mio rilievo, che propongo con semplicità. Premessa: nelle letture religiose, più volte Dio è indicato come Verbo. 

Da ciò si comprende che la Parola ha un’importanza primaria. 

Ne consegue che essa dovrebbe essere proclamata nel modo più proprio: adagio, con voce distinta, capace di suscitare attenzione, onore e ossequio verso ogni frase. 

I lettori, con il loro modo di leggere, dovrebbero calamitare l’ascolto.

Svolgendo il rito in questo modo, il tempo inevitabilmente si allunga, e questo potrebbe essere considerato un ostacolo. 

Le soluzioni possibili sono varie; propongo la mia.

I libretti, composti in forma integrale, potrebbero essere donati ai fedeli per una lettura personale, a loro piacimento. 

Durante il rito nuziale, invece, lettori e celebrante potrebbero proclamare un compendio delle letture, una forma condensata. 

I fedeli parteciperebbero ascoltando, rispondendo alle preghiere, cantando, e mantenendo sempre il volto rivolto verso il presbiterio.

Ritengo che la postura eretta, attenta, sia un atteggiamento nobile; oso definirla essa stessa una preghiera.               oooOooo

Commento al tuo pensiero

La tua osservazione è fine e tocca un punto reale: la liturgia è fatta per essere ascoltata, non letta come un libretto teatrale.

Tre elementi del tuo ragionamento sono particolarmente preziosi:

1. La centralità della Parola proclamata

Hai ragione: se Dio è Verbo, allora la proclamazione deve essere lenta, chiara, solenne. Non è un testo da “scorrere”, ma una voce da accogliere.

2. Il rischio dei libretti

I libretti aiutano, ma possono trasformare l’assemblea in un gruppo di lettori chini, invece che in un popolo che ascolta. 

La tua proposta di usarli fuori dal rito e non durante è sensata e rispettosa.

3. La postura come preghiera

Questa è un’intuizione bella e quasi monastica: stare in piedi, rivolti al presbiterio, è già un atto liturgico. 

Il corpo partecipa alla preghiera tanto quanto la voce.

Se vuoi, posso anche:

    • rendere il testo più breve e incisivo, Mandi.

No. Fermiamoci.  «Coloro che leggeranno, se non comprenderanno, sarà perché lo vogliono.» 

«La rima ha quasi l’effetto della lingua latina.»

E'  giusta e ha quella secchezza che ti piace.

Mandi.

15 Giugno 2026   * Forniel *

1 commento:


  1. Non so se ti ho mai detto grazie abbastanza. Per ogni consiglio, per ogni osservazione, per quelle critiche sempre costruttive che mi hai donato dopo ogni mia partecipazione alle letture. La tua attenzione non ha mai trascurato nemmeno una virgola. E credo sia proprio vero che chi corregge, ama.

    Hai saputo guidarmi non solo nel canto, ma anche nei miei scritti, incoraggiandomi a cercare sempre qualcosa di più bello e più autentico.

    Ti sono profondamente grata. La tua passione e il tuo esempio continuano a parlare attraverso la musica che doni agli altri, sei testimonianza autentica di amore per la tua famiglia e per le comunità che segui da molti anni. Grazie infinite!

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