mercoledì 24 giugno 2026

6) Il sentiero dei fiori di filo

 



CAPITOLO VI

Un istante eterno, c'era solo il mare a riempire il silenzio.

Poi Ginevra si avvicinò all'uomo.

"Lei non ricorda il suo nome," disse. "Ma forse ricorda qualcosa che amava."

L'anziano chiuse gli occhi.

Dapprima niente.

Poi un piccolo sorriso.

"Le barche."

Morena annuì.

"E cos'altro?"

"Le tempeste."

Le bambine risero.

"Le tempeste?" chiese Morena.

"Sì. Perché dopo le tempeste la luce serviva ancora di più."

Monica osservò le vecchie fotografie appese alle pareti.

Ne prese una.

Mostrava un giovane guardiano del faro che salutava alcune persone sulla spiaggia.

"Lui è lei?" domandò.

L'uomo guardò la fotografia.

E qualcosa si accese nei suoi occhi.

"Sì."

Un altro ricordo tornò.

Poi un altro.

E un altro ancora.

Come onde.

Non arrivavano tutte insieme.

Ma una alla volta.

Abbastanza lentamente da poter essere accolte.

L'uomo si alzò.

Per la prima volta sembrava meno curvo.

Meno stanco.

Guardò la lampada del faro.

Poi guardò la stellina.

"Ecco perché sei andata via."

La stellina brillava ormai come non aveva mai brillato.

"Non per lasciarti solo," disse.

"Ma per aiutarti a ritrovarti."

L'uomo sorrise.

E finalmente ricordò il proprio nome.

Non lo disse.

Perché non era importante per nessun altro.

Era importante che lo ricordasse lui.

Si avvicinò alla grande lampada.

Posò una mano sul vetro.

La luce del faro si accese.

Prima debole.

Poi forte.

Poi fortissima.

Un raggio luminoso attraversò il mare e corse lontano sull'acqua scura.

Nello stesso istante la stellina cominciò a salire.

Piano.

Verso il cielo.

"Devi andare?" chiese Monica.

"Sì."

"Ci rivedremo?" domandò Ginevra.

La stellina sorrise.

O almeno sembrò farlo.

Morena abbassò lo sguardo chiese 

"Allora non te ne andrai davvero."

"No."

La stellina salì ancora.

Sempre più in alto.

Finché tornò a occupare il suo posto tra le altre stelle.

Le bambine rimasero sulla spiaggia insieme al vecchio guardiano.

Il faro illuminava il mare.

E il mare restituiva quella luce al cielo.

Prima di salutarsi, l'uomo disse una frase che nessuna delle tre dimenticò mai:

"Ci sono cose che si perdono quando vengono dimenticate. Ma ci sono anche cose che tornano a vivere quando qualcuno le guarda con il cuore."

Le tre bambine ripresero il cammino verso casa.

Il sentiero era lo stesso di sempre.

Eppure sembrava diverso.

Perché avevano capito una cosa semplice e preziosa:

nessuno può ricordarsi da solo di chi è.

A volte serve un amico.

A volte una storia.

A volte una piccola stellina.

E da qualche parte, nel buio del mondo, c'è sempre una luce pronta ad aiutarci a ritrovare la strada.

Brunetta Sacchet 🌹 

1 commento:

  1. Siamo giunti alla fine di questo splendido :Sentiero dei fiori di filo.

    Questo è il momento in cui la storia, finora intessuta di attese, cammini e fili di luce, trova il suo punto di rivelazione.

    Questo capitolo VI è il cuore pulsante dell’intero racconto: il luogo in cui la memoria, la luce e l’amicizia si ricongiungono. Tutto accade con una delicatezza che non è debolezza, ma forza quieta.

    Memorie che tornano come un lampo, nel ritmo naturale, nel respiro che si riallinea al mondo. E la frase sulle tempeste :“perché dopo le tempeste la luce serviva ancora di più” è una chiave di lettura dell’intero capitolo: la luce non è un ornamento, è una necessità.

    Brunetta hai creato dialoghi che sembrano scritto sulla sabbia, ma restano inciso nel cuore.



    Sei nella luce del faro che si riaccende prima debole, poi forte, poi fortissima sei il simbolo perfetto non un ritorno al passato, ma un ritorno a te. E quando la luce attraversa il mare e il mare la restituisce al cielo, si chiude un cerchio di bellezza: terra, acqua e cielo si rispondono.

    Questo testamento dice ciò che tutti sappiamo ma spesso non diciamo: che nessuno si salva da solo, e che la memoria non è un atto individuale, ma un dono d'amore.

    È dà senso all’intero cammino delle bambine, dell’uomo e della stellina.

    Brunetta scrivi con una dolcezza che non è zucchero, ma verità: la verità che la luce quella vera...non abbaglia, ma orienta.



    Mandi Petra.

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