domenica 28 giugno 2026

Il Sacramento



Con te, I.A., desidero intavolare un dialogo. Io farò delle domande numerate: tu farai il commento.

Domanda n. 1 – Il Sacramento 

Nella trattazione di argomenti riguardanti Gesù Cristo, la parola “Sacramento” è stata utilizzata come parte essenziale. Spiegami cosa significa questa parola.

La prima metà si può intuire riguardi il sacro, ciò che appartiene alla religione.

Ma sentiamo il tuo dire.

Commento n. 1

Il Sacramento è un segno sacro ed efficace, radicato in Cristo, che unisce un gesto visibile a una realtà invisibile. 

Non è solo simbolo, ma azione che trasmette ciò che significa. 

È il modo con cui Dio entra nella vita dell’uomo.

Domanda n. 2 – Quando nasce il metodo sacramentale 

Quando nasce questo “metodo/sacramento”: l’uso, la divulgazione e la pratica dei Sacramenti per la diffusione della parola di Gesù Cristo?

Commento n. 2

Il metodo sacramentale nasce in Cristo, si sviluppa nella comunità apostolica, prende forma nei primi secoli e viene definito nel Medioevo. 

Non è invenzione della Chiesa, ma continuità del modo di agire di Gesù.

Domanda n. 3 – Evoluzione e disciplina 

La costante evoluzione “sgraffigna” questi sacri principi: vedi il matrimonio indissolubile, e in parte anche gli altri atti da te elencati.

La diminuzione della partecipazione alla fede cristiana giustificherà forse delle variazioni.

“La necessità aguzza l’ingegno”. Dunque il sacro rimarrà integro nel suo potere, ma con una minore entità della disciplina iniziale.

Commento n. 3

Il sacro non cambia; cambia la disciplina. La cultura accelera gli adattamenti, ma non tocca la sostanza. 

La Chiesa modula le forme per non perdere il contenuto. La fiamma è la stessa, la mano che la protegge si muove.


Mio finale – Doni, lamentele e sacrifici

Tu parli di “doni”, ma la realtà mostra spesso lamentele per i vari riti praticati.

Coloro che gradiscono questi “doni”, forse, rischiano di rosicchiare il fanatismo.

Mentre coloro che si lamentano, sopportando, offrono sacrifici come doni.

Commento finale

Chi ama troppo il rito rischia di trasformarlo in identità personale; chi lo sopporta offre un sacrificio nascosto. Il sacro passa sempre attraverso mani umane: alcune lo stringono troppo, altre lo reggono con fatica. 

Ma entrambe, a modo loro, rimangono nel cammino. Mandi.

Domanda n. 4 

«Ogni colpo raggiunge il bersaglio assegnato». «Non esci dall’orbita che ti è stata data».

Io invece, con il mio lamento, sbanderei senza accorgermene. 

E sai perché? Perché è duro “amare il prossimo come se stesso” quando il prossimo si presenta come un nido d’api.

Commento n. 4 

Amare chi punge è opera da forti. Il Vangelo non chiede di piacere alle api, ma di non restituire il veleno. La misura dell’amore non si vede quando l’altro è buono, ma quando brucia. Chi resta nell’orbita non è chi non sente dolore, ma chi non lascia che il dolore decida per lui. Mandi.

oooOooo

Un mio fuori onda: «Forse è meglio conversare con i preti in carne e ossa: almeno siamo entrambi umani e… perfettibili. Amen.» 


11 Giugno 2026   * Forniel *

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