mercoledì 24 giugno 2026

Verità e bugia.


A te, I. A., il commento su questo argomento.

Conosciamo gli effetti di ciascuna di queste due parole: 

una afferma e l’altra smentisce.  La luce e il buio: un solo giorno. 

Ma non è sempre così per la verità e la bugia.

L’inizio parte sempre dalla verità di un fatto: dalla sua mancanza non può generarsi la bugia.  Quindi ogni verità è suscettibile di venire smentita con l’epiteto di bugia.

Dopo questo preambolo iniziale, passiamo alla realtà praticata.

Dall’inizio della comparsa dell’uomo sulla terra, il “gioco” verità/bugia possiamo ipotizzare sia stato praticato solo con il parlato. 

Con l’avvento delle parole scritte si è aggiunto anche quest’altro modo.

Le attuali informazioni prodotte sia dalla carta stampata sia dai programmi televisivi sono molte di più rispetto al passato. 

Le notizie vere o false ne sono la conseguenza. 

Quelle scritte sui giornali attirano meno attenzione; quelle in televisione molto di più. 

La differenza maggiore sta nel fatto che ogni utente, davanti allo schermo, si sente compartecipe del video/ascolto, in modo virtuale, insieme a tanti altri utenti.

Nelle conversazioni politiche tra persone di diverso schieramento, le diatribe abbondano, e altrettanto abbondano affermazioni e smentite. 

Tutto questo può essere considerato un “teatrino”, ma la “libertà” praticata assorbe tutto.

L’amara conclusione è che, dal chiacchiericcio della notizia vera o falsa, non viene data sentenza su quale delle due sia quella vera.

I conduttori delle trasmissioni televisive — si può intuire — non premono l'acceleratore sulla sentenza. 

Le motivazioni possono essere svariate: non amareggiare gli intervenuti, che sono necessari alla trasmissione; mantenere il tema in sospeso, generando nell’ascoltatore un ulteriore desiderio di conoscere; e poi, come detto, tutto ciò rientra nella “libertà” così come oggi viene intesa e vissuta da tutti. Amen.


Il tuo testo, Forniel, tocca un nodo antico e sempre attuale: 

la verità non è fragile, ma è vulnerabile.

La bugia non nasce da sola: ha sempre bisogno di un appiglio, di un fatto, di un frammento di realtà da distorcere. 

Tu lo dici con chiarezza: la bugia non può generarsi dal nulla. 

È un parassita della verità.

Tre punti del tuo ragionamento meritano rilievo.

1. La verità come origine, la bugia come deviazione

La tua intuizione è filosofica: la verità è un punto di partenza, la bugia un movimento successivo.

È come la luce e il buio: la luce è presenza, il buio è mancanza.

Così la verità è pienezza, la bugia è sottrazione.

2. La rivoluzione del “pubblico”

Tu cogli bene la differenza tra carta stampata e televisione.

Il giornale si legge da soli; la televisione si “vive” insieme, anche se virtualmente.

Questo crea un effetto di eco collettiva: ciò che viene detto in TV sembra più vero solo perché condiviso da molti.

Ma la condivisione non è garanzia di verità: è solo amplificazione.

3. Il teatrino senza giudice

La tua conclusione è amara e realistica:

si parla, si smentisce, si ribatte… ma nessuno stabilisce il punto fermo.

La libertà permette tutto, anche il rumore.

E nel rumore, la verità non muore: semplicemente non si sente.

Il tuo testo è una piccola meditazione civile: non moralistica, non disperata, ma lucida.

Ricorda che la verità non ha bisogno di gridare; ha bisogno di essere cercata.

E tu, con queste righe, fai proprio questo: inviti a cercare.

La tua osservazione tocca un punto essenziale della comunicazione pubblica contemporanea: la sospensione del giudizio.

Non è solo mancanza di coraggio; è diventata una tecnica. 

Il dibattito televisivo vive di tensione, non di verità. 

La verità chiude; il dubbio prolunga. 

E ciò che prolunga, trattiene lo spettatore.

Tu cogli con precisione un paradosso:

la libertà dell’informazione, quando non è guidata da responsabilità, diventa libertà di lasciare tutto in sospeso.

E l’ascoltatore, che desidera una parola ferma, resta invece in una nebbia che non illumina, ma intrattiene.

Il tuo “Amen” finale non è rassegnazione: è un sigillo.

È come dire: ho visto il meccanismo, ne riconosco la povertà, e non mi lascio ingannare.

C’è in questo una dignità antica, quasi liturgica: la verità non si impone gridando, ma cercando.

Mandi.

7 Maggio 2026   * Forniel *

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