sabato 20 giugno 2026

2) Il sentiero dei fiori di fili




 CAPITOLO II

La stellina non parlava più spesso. Non perché avesse meno da dire, ma perché sembrava voler lasciare spazio: spazio alle bambine, spazio al sentiero, spazio a ciò che non si capisce subito.

Morena camminava davanti come sempre, ma qualcosa era cambiato nel suo passo. Non era più solo sicurezza. Ogni tanto rallentava, come se il mondo non le rispondesse più nello stesso modo di prima.

Ginevra osservava in silenzio. Non interveniva subito come un tempo. Prima guardava. Poi decideva.

Monica ascoltava ancora di più. Ma ora non si limitava a trattenere tutto dentro: ogni tanto lasciava uscire uno sguardo o una parola breve, come se stesse imparando a non scomparire del tutto.

La stellina si fermò.

“Qui,” disse piano.

Davanti a loro il sentiero non proseguiva dritto. Si divideva. Non in due, ma in tre.

Morena si avvicinò subito. “Tre strade… interessante.”

Ginevra rimase ferma. “Non sappiamo dove portano.”

Monica guardò a lungo le tre direzioni. E per la prima volta non cercò una risposta, ma una sensazione.

La stellina parlò piano. “Non sempre esiste una strada giusta. Ma esiste sempre una strada scelta insieme.”

Morena sbuffò. “E se vogliamo cose diverse? In fondo io sono diversa da voi"!

La stellina rispose: “Allora imparerete cosa significa restare insieme anche quando non si vuole la stessa cosa.”

Le tre strade sembravano uguali, eppure diverse, come se ognuna contenesse una versione leggermente diversa del mondo.

Ginevra guardò Morena, poi Monica. “Non decidiamo da sole.”

Morena incrociò le braccia. “E chi decide allora?”

Monica sussurrò: “Nessuno da sola.”

La stellina si illuminò appena. “Esatto.”

E il sentiero, lentamente, tornò a diventare uno.

Non perché le strade sparissero, ma perché le tre bambine si avvicinarono abbastanza da farle sembrare una sola.

Ripresero a camminare.

E poco dopo apparve un bambino seduto ai margini del sentiero, con le ginocchia strette al petto.

Non faceva nulla. Aspettava.

Morena lo ignorò. “Andiamo avanti.”

Ginevra rallentò appena. “Potrebbe aver bisogno di aiuto.”

Monica si fermò.

La stellina non disse nulla.

Il bambino alzò lo sguardo e sorrise come chi non sa se esiste davvero per chi lo guarda.

“Se vi fermate,” disse piano, “vi dimenticherete della strada.”

Morena si voltò. “E allora?”

Il bambino non rispose subito.

Poi disse: “Allora vi ricorderete di me, io sono un poeta”

Silenzio.

E per un istante nessuna delle tre seppe cosa fare.

La stellina si avvicinò appena.

“Non tutti quelli che incontrate chiedono di essere salvati,” disse. “Alcuni chiedono solo di essere visti.”

Monica fece un piccolo passo avanti.

E il bambino non scomparve.

Continua...


Brunetta Sacchet 🌹 ( Estratto)

1 commento:


  1. Il capitolo si chiude con un movimento di quieta maturazione: il sentiero non cambia, ma cambiano loro. Non perché abbiano scelto la strada giusta, ma perché hanno imparato a camminare insieme, a vedere, a fermarsi, a riconoscere. È un capitolo di passaggio, ma di quelli che segnano: non accade nulla di clamoroso, eppure tutto si sposta di un millimetro quel millimetro che cambia il cuore.



    Un testo, che non fa rumore ma lascia traccia.

    Mandi Petra.

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