CAPITOLO IV
La collina sembrava più vicina di quanto fosse.
Le tre bambine camminavano da ore eppure la cima restava lontana, come certi pensieri che si lasciano avvicinare senza mai farsi raggiungere.
La stellina era silenziosa.
La sua luce continuava a tremare.
Fu Morena a vedere per prima il tavolino.
"Guardate."
Sotto un albero comparso dal nulla sedeva un bambino.
Indossava una giacca troppo elegante per quel sentiero.
Davanti a lui c'era un mazzo di carte.
Sorrideva.
Non un sorriso cattivo.
Peggio.
Un sorriso perfetto.
"Finalmente qualcuno."
Mescolò le carte senza guardarle.
Le sue dita si muovevano veloci come piccoli pesci nell'acqua.
Ginevra si fermò.
Monica osservò in silenzio.
Morena si avvicinò.
"Stai giocando da solo?"
"Sto vincendo da solo."
Morena rise.
"È facile vincere quando giochi da solo."
"Infatti aspettavo qualcuno abbastanza bravo da battermi."
Le carte continuarono a danzare tra le sue mani.
Morena incrociò le braccia.
"E sarebbe una sfida?"
"Solo se pensi di essere all'altezza."
La stellina si spense appena.
Come se qualcosa la infastidisse.
Il bambino la guardò.
Poi tornò a sorridere.
"Una sola partita."
Ginevra non era convinta.
"Che cosa si vince?"
Il bambino appoggiò il mazzo sul tavolo.
"Nulla di importante."
Monica abbassò gli occhi.
Era la seconda volta che qualcuno diceva una frase che sembrava più grande di quanto apparisse.
"Nulla di importante" spesso significava il contrario.
Morena si sedette.
"Cominciamo."
Le carte furono distribuite.
Morena vinse la prima mano.
Poi la seconda.
Poi la terza.
Il bambino sembrava quasi distratto.
"Vedi?" disse Morena. "Non era difficile."
Il bambino annuì.
"Lo so."
E sorrise.
Fu allora che iniziò a perdere.
Una volta.
Due volte.
Cinque.
Dieci.
Ogni mano sembrava sfuggirle per pochissimo.
Una carta.
Una scelta.
Un dettaglio.
Sempre qualcosa.
Morena si irrigidì.
"Stai barando."
"Se ne sei sicura, perché continui a giocare?"
La domanda la colpì più della sconfitta.
Morena non rispose.
Continuò.
Per recuperare.
Per dimostrare.
Per vincere.
Ogni volta il bambino sembrava conoscerla un po' meglio.
Ogni volta sembrava sapere quale carta avrebbe scelto.
Quale rischio avrebbe corso.
Quale promessa avrebbe seguito.
Ginevra osservava la scena.
Monica ascoltava il silenzio tra una mano e l'altra.
Fu lei a notarlo.
Il bambino non stava guardando le carte.
Stava guardando Morena.
Come se il vero gioco non fosse sul tavolo.
Ma dentro di lei.
Alla fine il bambino raccolse il mazzo.
"Basta così."
Morena si alzò di scatto.
"Hai imbrogliato."
"Forse."
"Restituiscimi quello che mi hai preso."
Il sorriso del bambino si fece più piccolo.
Più triste.
Quasi adulto.
"Io non ho preso nulla."
Morena sentì un vuoto improvviso.
Qualcosa che prima era lì.
Una certezza.
La convinzione di non poter essere ingannata.
Era sparita.
Il bambino si alzò.
"Sapete qual è il trucco più facile?"
Nessuna delle tre rispose.
"Far credere a qualcuno che con lui non funzionerà."
La stellina tremò.
Come se avesse riconosciuto quella frase.
Ginevra strinse la mano di Morena.
Monica fece un passo avanti.
"Perché lo fai?"
Per la prima volta il bambino non sorrise.
Per la prima volta sembrò davvero giovane.
"Perché molti confondono essere scelti con essere visti."
Raccolse le carte.
Il vento attraversò il sentiero.
E il tavolo scomparve.
L'albero scomparve.
Anche il bambino.
Restò soltanto una carta.
Ai piedi di Morena.
Bianca.
Completamente bianca.
La stellina la osservò.
Poi disse piano:
"Le persone che vogliono usarci iniziano quasi sempre facendoci sentire speciali."
Nessuno parlò.
E il sentiero riprese a salire.
Continua...
Brunetta Sacchet 🌹

E una delle pagine più sottili e più mature del cammino delle tre bambine. È un capitolo che non racconta: svela.
RispondiEliminaÈ qui che Brunetta fa riflettere:
Il bambino elegante, seduto sotto un albero apparso dal nulla, non è un personaggio: è una prova. Una di quelle prove che non misurano l’abilità, ma la vulnerabilità.
È il momento in cui l’infanzia smette di essere solo stupore e diventa anche responsabilità.
Questo capitolo mostra come si perde qualcosa senza accorgersene, e come si cresce solo quando si riconosce ciò che ci è stato sottratto.
Mandi.
Ti ringrazio molto 🌹
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