Per lunghi mesi
abito lontano dalla mia terra,
ma non sono lontana:
sono in cammino
verso l’origine.
Scendo.
Ogni immersione è una soglia,
ogni respiro trattenuto
una rinuncia al superfluo.
Lascio il nome,
lascio il peso,
lascio la voce.
Il mare mi accoglie
come un tempio senza pareti.
Nel suo grembo azzurro
la luce si fa oro liquido,
si frantuma in preghiere silenziose
che scivolano sui fondali
di indicibile splendore.
Le spiagge rosee sono altari d’alba,
i giardini sommersi incensano correnti invisibili,
i fiori ondeggiano come corpi in estasi,
e i colori
oh, i colori
sono salmi che ardono
senza suono.
Il silenzio qui non è vuoto:
è presenza.
È una voce antica che mi attraversa,
una parola senza lingua
che si posa nelle ossa
e le fa vibrare.
Io non osservo:
mi offro.
Comunico con ogni forma di vita
come si comunica nel sogno,
senza confini.
Pelle e acqua diventano la stessa cosa,
sguardo e creatura
lo stesso battito.
Un’energia primordiale mi nutre,
mi scioglie,
mi ricompone.
Non sono più donna,
non sono più corpo:
sono corrente,
sono eco,
sono respiro del mondo.
E quando riemergo
la terra ferma è solo un margine,
una strada di salsedine
che trattiene ancora il sacro.
Ma dentro,
nelle cavità segrete del cuore,
l’abisso continua la sua liturgia
e io resto
consacrata al blu.
B.🌹 ( Per un'amica)

RispondiEliminaQuesto è un testo di metamorfosi spirituale.
Brunetta racconti un’esperienza in cui il mare diventa sacerdote, il corpo diventa ostia, la luce diventa sacramento.
L’abuso è l’eccesso del sacro che invade, plasma, scioglie e ricompone.
È una pagina che unisce misticismo, natura, corporeità e poesia in un’unica corrente.
È un testo che non si legge: si attraversa.
E quando si esce, si è un po’ diversi.
Mandi.